domenica 25 aprile 2010

Syd

E’ che pensavo a Syd, ecco cos’è questa faccia da Venerdì Santo.
Pensavo a occhi grigio cenere e labbra sottili, dalle quali usciva una voce roca, come annodata, soprattutto quando, cantando, pronunciava quei versi:
“We’re just two lost souls
Swimming in a fish bowl
Year after year…”
Pensavo alle sue mani sottili, a come mi sembrarono spettrali l’ultima volta che mi toccò, le dita strette sui miei avambracci abbronzati. Pallido, nell’ultimo sole di Settembre.
Ed è stato tutto così profetico, non è vero? Tutto quel farsi male…non lo capirò mai.
Ma quella canzone, che tanto amava, possiamo dedicargliela una volta in più, ora che somiglia così tanto al Syd cui era dedicata…ora che sembra scritta per lui!
“How I wish you were here”
Glie l’ho detto un sacco di volte, e lui non l’ha mai capito! Stupido!
E più ci penso più è vero che lo vorrei qui, e più realizzo che non tornerà. Ma sono convinta che qualcosa da fare c’era…che forse sono ancora in tempo…che comunque non capisco cosa fare!
Syd…vorrei che ci fossi tu con me, in questa notte nera e nebbiosa.
Vorrei me lo ripetessi ancora solo una volta: “la vita è solo un fottuto giro di valzer…non crucciarti baby!”
Vorrei che mi dicessi che ho la testa piena di cazzate e mi portassi a passeggiare lungo il fiume, vorrei che fossimo davanti al camino, a riscaldarci le ossa e il cuore e a bere whisky corretto caffè.
How I wish you were here… come spero che tu non sia perso per sempre!




domenica 18 aprile 2010

Everybody hurts

Il bicchiere, sul tavolinetto basso del salotto, era ancora quasi pieno.
Il suono sordo della porta, chiusa violentemente alle sue spalle, mentre se ne andava, echeggiava ancora nella stanza.
Il divano, che aveva scelto con lui, non le sembrava più così comodo, era un'isola deserta e inospitale, dove ogni minimo movimento poteva metterla di fronte a quello che le rimaneva: il calore residuo di un corpo assente.
Solitudine e silenzio le piacevano, fino a poco fa, quando conosceva il modo di porvi fine. Ora le pesano, come macigni sul cuore.
"Ti odio" gli aveva detto, in una risata isterica, guardandolo uscire.
Lo aveva detto come se non fosse vero. Lo era.
Solo ora capiva la grandezza di quel sentimento, a modo suo nobile, tanto da essere prerogativa di chi si è intensamente amato.
Si era alzata lentamente, in pochi passi era alla finestra, l'aveva aperta nel tentativo di far uscire dalla stanza l' odore stantio che sentiva, l'odore del fallimento.
L'aria pulita era entrata, assieme a un tiepido raggio di sole e agli schiamazzi dei bambini che giocavano al parco.
Eppure, tutto quello che riusciva a sentire erano il freddo e il rumore della porta, che occupava tutta la sua mente come un loop.
Doveva liberarsene e non le venne idea migliore che accendere la radio.
Mandavano gli R.E.M., con "Everybody Hurts".
Sembrava stessero suonando per lei, sentì che le parole di Michael Stipe erano per lei, in quel momento.
Gli stava dicendo che tutti soffrono, qualche volta, a tutti capita di piangere. Era caduta, ma se non avesse tirato indietro la mano, qualche buon amico l'avrebbe aiutata a rialzarsi. Non era sola.
No... non era sola. Alzò il volume della radio e si unì al canto.


"Well, everybody hurts sometimes,
Everybody cries. And everybody hurts sometimes
And everybody hurts sometimes. So, hold on, hold on
Hold on, hold on, hold on, hold on, hold on, hold on
Everybody hurts. You are not alone
"





A Moon... grazie




venerdì 16 aprile 2010

Diario di bordo

Oggi inizio a scrivere su un blog... lo faccio con un certo senso di curiosità e una lieve insicurezza, quella di chi cammina su un terreno che non conosce (o che ha dimenticato).
Scrivo qui perché se lo facessi altrove sarebbero altre parole da chiudere in un cassetto, con il rischio di non riuscire più ad aprirlo.
Le circostanze imporrebbero di presentarmi, di parlarvi di me... ma non so cosa dire, non so nemmeno bene cosa sono, un po' come Alice di fronte al Brucaliffo.
Mi limiterò a dirvi che sono una persona che scrive perché ne ha bisogno, quasi una necessità fisica di mettere in ordine i pensieri sulla carta, per far si che non si inceppino.
Non so dirvi cosa troverete qui, non faccio promesse e non coltivo illusioni... scrivo, e se vorrete leggere, lo farò un po' anche per voi.



Vi lascio un po' di musica, che un po' parla di me.