Il suono sordo della porta, chiusa violentemente alle sue spalle, mentre se ne andava, echeggiava ancora nella stanza.
Il divano, che aveva scelto con lui, non le sembrava più così comodo, era un'isola deserta e inospitale, dove ogni minimo movimento poteva metterla di fronte a quello che le rimaneva: il calore residuo di un corpo assente.
Solitudine e silenzio le piacevano, fino a poco fa, quando conosceva il modo di porvi fine. Ora le pesano, come macigni sul cuore.
"Ti odio" gli aveva detto, in una risata isterica, guardandolo uscire.
Lo aveva detto come se non fosse vero. Lo era.
Solo ora capiva la grandezza di quel sentimento, a modo suo nobile, tanto da essere prerogativa di chi si è intensamente amato.
Si era alzata lentamente, in pochi passi era alla finestra, l'aveva aperta nel tentativo di far uscire dalla stanza l' odore stantio che sentiva, l'odore del fallimento.
L'aria pulita era entrata, assieme a un tiepido raggio di sole e agli schiamazzi dei bambini che giocavano al parco.
Eppure, tutto quello che riusciva a sentire erano il freddo e il rumore della porta, che occupava tutta la sua mente come un loop.
Doveva liberarsene e non le venne idea migliore che accendere la radio.
Mandavano gli R.E.M., con "Everybody Hurts".
Sembrava stessero suonando per lei, sentì che le parole di Michael Stipe erano per lei, in quel momento.
Gli stava dicendo che tutti soffrono, qualche volta, a tutti capita di piangere. Era caduta, ma se non avesse tirato indietro la mano, qualche buon amico l'avrebbe aiutata a rialzarsi. Non era sola.
No... non era sola. Alzò il volume della radio e si unì al canto.
"Well, everybody hurts sometimes,
Everybody cries. And everybody hurts sometimesAnd everybody hurts sometimes. So, hold on, hold on
Hold on, hold on, hold on, hold on, hold on, hold on
Everybody hurts. You are not alone"
A Moon... grazie
1 commenti:
che dire? ti ho già detto!! :)
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